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MIND AND BODY IN CONNECTION – Intervista alla dott.ssa Silvia Rizzi

In una giornata tipicamente autunnale, gli atleti della prima squadra delle Fiamme Oro Atletica, in raduno nella sede di Padova, hanno partecipato ad una attività di Team Building presso l’Officina del Movimento di Abano Terme il cui focus era la connessione tra mente e corpo.

A pochi giorni dalla conclusione dell’attività, abbiamo chiesto alla dottoressa Silvia Rizzi, la Psicologa Ufficiale del nostro Gruppo Sportivo, di raccontarci l’essenza del progetto e di spiegarci perché ha proposto quest’esperienza che ha consentito di lavorare sul riscoprire la naturalezza del movimento e sull’allenare la centratura e il focus.

 

Silvia, abbiamo sentito parlare di Mindfulness, ma pochi sanno realmente di cosa si tratta, ci puoi aiutare?

«MINDFULNESS è una parola inglese usata per parlare di consapevolezza. I paroloni inglesi a volte confondono e, infatti, non è facile descrivere la Mindfulness a parole.

Chiamo in aiuto Jon Kabat-Zinn, uno dei pionieri di questo approccio e cito la sua definizione: “Mindfulness significa prestare attenzione con intenzione, al momento presente e in modo non giudicante”».

Possiamo allora intendere la Mindfulness come una forma di rilassamento utile per scaricare le tensioni?

«Questa è una bella domanda perché erroneamente la Mindfulness viene spesso scambiata per una tecnica di rilassamento. Non è un modo per liberare la mente e raggiungere il “vuoto”. Non è una modalità per garantire un facile benessere psico-fisico. Non è una forma di “buonismo” che spinge ad accettare tutto quello che accade acriticamente».

Si legge che la Mindfulness ha a che fare con la meditazione, le discipline orientali e la spiritualità. E’ vero?

«Questa tecnica, come molte altre, è stata applicata a vari settori olistici, tra cui proprio quelli citati nella domanda. Tuttavia l’approccio che ho proposto agli atleti della prima squadra Fiamme Oro Atletica, e con il quale io unicamente lavoro anche nell’ambito della formazione aziendale, trova la sua collocazione nella Psicologia Cognitiva e nelle sue applicazioni alla Psicologia dello sport».

Quindi puoi spiegarci meglio qual è l’approccio della Mindfulness con cui tu lavori e perché è utile agli atleti?

«La Mindfulness allena l’attenzione, aspetto tanto semplice quanto difficile da allenare perché una maggiore presenza al “qui e ora” apre da un lato a competenze inaspettate e dall’altro include anche il lato “negativo” delle esperienze: il disagio, il fastidio, la fatica (soprattutto in ambito sportivo). E qui si gioca uno degli aspetti più interessanti di questo approccio che allena a non respingere questa dimensione, ma a migliorarne la sua gestione. Già da questi primi concetti si intuisce l’utilità della Mindfulness per un atleta agonista. Se ci pensiamo bene, non possiamo evitare il lato negativo della vita, dello sport, degli allenamenti e delle gare, ma il modo in cui si affrontano è ciò che fa la differenza».

Quali sono, in generale, i risultati più tangibili che la Mindfulness aiuta a raggiungere in ambito agonistico?

«La Mindfulness può essere di aiuto ad esempio per:

  • Migliorare la propria capacità concentrativa sul corpo e sulla mente che apre a livelli migliori di performance.
  • Raggiungere lo stato di flow in contesti altamente competitivi e agonisticamente stressanti.
  • Allenare più elevati livelli di abilità, aumentando l’integrazione tra il sistema interno della propriocezione del corpo, una più allenata consapevolezza sensoriale e la componente cognitiva».

Come hai pensato di associare la Mindfulness al NATURAL MOVEMENT?

«Ho conosciuto Officina del Movimento in virtù della collaborazione con il gruppo sportivo delle Fiamme Oro Atletica. In questa struttura ho trovato un modo particolarmente interessante di intendere il movimento, un approccio del tutto innovativo di entrare in relazione con il proprio corpo che si muove in modo naturale e funzionale. Un modo per allenarsi riscoprendo il piacere e il divertimento.

Dal proficuo confronto con Adrian Sgarabottolo, responsabile della struttura, è venuta l’idea di associare la specifica tecnica di allenamento mentale della Mindfulness al Natural Movement. Grazie poi alla collaborazione con Giacomo Bozzato, istruttore di Officina del Movimento, ho potuto capire che il Natural Movement è un tipo di allenamento che sfugge a ogni etichetta. Nel Natural Movement si allena la complessità del movimento; partendo da movimenti di base, si sviluppano schemi sempre più complessi. Anche in questo caso, proprio come per la Mindfulness, è difficile descriverlo a parole. Bisogna farne esperienza. Scientificamente si potrebbe dire che l’obiettivo è quello di allenare una pratica del movimento basata sull’antropologia evoluzionistica e l’antropologia del corpo, le neuroscienze e la biomeccanica. Pertanto conoscere il Natural Movement e collegarlo alla Mindfulness è stato per me istantaneo».

Per chiudere, Silvia, se dovessi sintetizzare in una parola l’esperienza vissuta dagli atleti della prima squadra Fiamme Oro Atletica all’Officina del Movimento in questo workshop quale sceglieresti?

«Sceglierei la parola SINERGIA. Questo workshop è stato possibile grazie al confronto e alla collaborazione di differenti professionalità. Sono convinta che i progetti migliori nascano sempre da questa chiave».

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