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Olimpiadi 2024 … Cosa cambierà?

di Domenico Fontana

Novità olimpiche
Bach.
Bach è tedesco.
Bach è famoso.

Ma le somiglianze finiscono qui.
Infatti si parla di un Bach che non ha nulla a che fare col celeberrimo compositore Johann Sebastian.

Oh per Bach!! 

Thomas Bach è infatti dal settembre del 2013 il presidente del Comitato Olimpico Internazionale (CIO) e si è posto da subito come obbiettivo quello di cambiare musica (hahaha) all’organizzazione delle Olimpiadi future.

Infatti a Montecarlo nei giorni scorsi si è tenuta la riunione del CIO che aveva in programma la revisione delle regole e dei criteri da rispettare per poter presentare la candidatura come città ospitante di una Olimpiade.

Causa scatenante è stata la corsa ai cinque cerchi invernali del 2018, ora assegnate ad una difficilmente pronunciabile PyeongChang, nella quale quattro delle sei candidate si sono ritirate prima del giorno della scelta, principalmente a causa di problemi economici.
Infatti anche solo la progettazione e la candidatura ad un evento di tali dimensioni è troppo dispendiosa per rischiare che finisca in un “nulla di fatto” alla scelta di un’altra città.
Non parliamo poi della povera nazione che vinceva “l’ambito” premio che si ritrovava a dover affrontare spese di miliardi di euro per costruire impianti, spesso inutili dopo la competizione olimpica, in cambio solamente di un effimero prestigio internazionale e spesso a prezzo del malcontento della popolazione e delle lacrime che rimanevano gli unici liquidi a riempire le casse degli stati ospitanti.

E qui entra in gioco il buon Thomas Bach che, da medaglia d’oro olimpica nella scherma, con due abili stoccate taglia i costi e i vincoli per le candidature e, da specialista del fioretto, chiede proprio un fioretto a tutto il movimento olimpico per ridurre anche i costi del Comitato stesso.

Ma nella pratica quali sono i cambiamenti?

L’obiettivo delle riforme appena approvate è quello di contenere le spese per le olimpiadi sui 6/7 miliardi di dollari (tenendo presente che Pechino ne è costati 35), 2 dei quali dovrebbero arrivare direttamente dal CIO alleggerendo le spese per gli stati ospitanti.
Ulteriore condizione è che le competizioni non devono più necessariamente essere tenute nella città ospitante come voleva la tradizione ma addirittura coinvolgere, dove necessario, una nazione intera e, in casi davvero particolari, anche più nazioni.
Questo perché si vorrebbe avere circa il 50% degli eventi in impianti già esistenti oppure in impianti temporanei con lo scopo di evitare le “cattedrali nel deserto” di cui soprattutto Atene è oggi disseminata.
Anche la procedura per candidarsi è semplificata. Infatti gli eventi di presentazione obbligatori sono stati ridotti e le nazioni lasciate più libere sia nel numero di eventi organizzabili (310 contro i 305 di Londra), sia nel numero di atleti, sia sulla scelta degli eventi stessi: la nazione ospitante potrà scegliere di inserire nel programma olimpico una tantum lo sport che maggiormente la rappresenta!
È stato anche approvato un nuovo canale olimpico che potrà servire sia come mezzo di pubblicizzazione delle candidature sia come canale comunicativo dello stesso Comitato Olimpico del quale, di solito, i non addetti ai lavori non sanno molto.

Queste modifiche hanno scatenato le fantasie su chi potrebbe candidarsi alle olimpiadi 2024.

Si inizia con gli stati emergenti che già prima della svolta low cost sembravano intenzionati a candidarsi.

Spicca Doha, capitale del Qatar, la quale negli ultimi anni ha provato o è riuscita ad accaparrarsi mondiali di calcio e di atletica con metodi discutibili e ora sembra decisa a portarsi a casa le olimpiadi.

Economia spumeggiante e collocazione esotica offre anche l’Azerbaijan che pare intenzionato a candidare la capitale Baku.

Gli USA come al solito esagerano e gira voce che siano probabili le candidature di Los Angeles, Chicago, San Francisco e Washington: tutte location che promettono grandi ambientazioni e spettacolarizzazione all’americana.

Il Sud Africa cerca di rompere il tabù del continente senza olimpiadi e pare certa una sua candidatura: prima delle riforme c’era da scegliere tra Durban, Johannesburg e Città del Capo ma ora potrebbero essere coinvolte tutte e tre.

Tornando in Europa le cose si fanno più decise e la Germania tuttofare della Merkel vorrebbe anche l’olimpiade in casa: Amburgo o più probabilmente Berlino sono le sedi possibili.

Parigi vorrebbe tanto l’edizione del centenario dall’Olimpiade del ’24 ma, essendo stati i francesi un po’ scottati dal fallimento delle loro ultime due candidature, pare che vogliano fare i preziosi scendendo in campo solo con solide garanzie di successo.

Gli stati più piccoli non restano comunque fuori corsa e nei corridoi di Montecarlo si mormora che Olanda e Danimarca avrebbero un intesa di massima per candidarsi unitariamente per il grande evento.

Probabile se non certa è la candidatura di Roma, la quale ha già parecchio lavoro di progettazione già pronto dalla scorsa candidatura e trova in Malagò un promotore entusiasta e in Renzi un attore istituzionale di certo più ben disposto del Monti dell’ultima volta.
La candidatura della città eterna suscita però diverse perplessità nella stampa nazionale ed estera dato il momento non felice dovuto alla scoperta delle tristi vicende di Mafia Capitale che in questi giorni affollano le prime pagine dei giornali.

Ma la scelta verrà presa a Lima nel 2017 perciò la corsa è lunga, la strada è impervia e, si sa, la memoria è corta.

Voi avete già scelto la vostra preferita?

Sono curioso…

di Domenico Fontana Novità olimpiche Bach. Bach è tedesco. Bach è famoso. Ma le somiglianze finiscono qui. Infatti si parla di un Bach che non ha nulla a che fare col celeberrimo compositore Johann Sebastian. Oh per Bach!!  Thomas Bach è infatti dal settembre del 2013 il presidente del Comitato…

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